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L'Italia, un paese dove regna il caos culturale

L'altro giorno riflettevo leggendo un articolo di un amico che mi ha dato spunto per arrovellarmi un po il cervello ed ho pensato bene di condividere questo pensiero con voi. 

Uno dei temi più importanti che spesso viene sottovalutato non è la crisi, non è l'impoverimento della classe media, ma il divario immenso che si è creato tra i ceti così detti intellettuali ed il popolo. Credo che sia oramai conclamata l'incapacità ed a questo punto l'impossibilità del mondo intellettuale di trovare un nuovo modo di comunicare e rappresentare gli interessi ed i gusti del popolo, di fatto questo problema ne ha esautorato il ruolo di guida o leadership. Questo non è un problema solo Italiano ma dilaga in tutto il mondo facendo spazio con sempre maggiore influenza a personaggi che cavalcano populismi definendosi contro corrente, ma la corrente la seguono eccome.

La corrente che cavalca i mal di pancia di un popolo che oramai è talmente incazzato da perdere il lume della ragione. Assecondano il popolo nel fine ultimo di conquistare il potere. Questo non è un fatto nuovo, non dimentichiamo quanto avvenne in Germania dopo la fine della prima guerra mondiale dove i Tedeschi si ritrovarono con una condizione post bellica disastrosa. Un debito mostruoso, una crisi economica pesantissima. Queste le condizioni che aprirono la strada Hitler in Germania e Mussolini in Italia. Questo tema che è fondante nella situazione attuale viene rielaborato con concetti nazional-popolari che preoccupano non poco. Oramai ogni pretesto è buono per assumere atteggiamenti forcaioli dove la distruzione del tutto è la condizione base necessaria per ripartire. Ma si sà, dalla distruzione del tutto non può che nascere solo ulteriore miseria e dolore.  Non viene messa in atto un azione volta ad innalzare il popolo attraverso una cultura di medio-alto livello per far si che il popolo sia in grado di avere i necessari strumenti per valutare e decidere. In pratica siamo ridotti ad un popolo di scimmie, la rete in questo viene utilizzata ad arte per far si che dilaghino notizie false, bufale di ogni tipo con l'unico intento di creare ondate di odio irrazionale, fomentato per lo più da una precisa strategia mediatica. Ecco perchè serve un popolo di scimmie, un popolo che inveisce, che urla ma non ha consapevolezza di cosa veramente stia accadendo. Questi furono i primi sintomi del fascismo, quella che venne definita "Legalità Borghese". In sintesi stiamo vivendo una violenza truccata di legalità. Ed ecco che i Grillo i Trump i Le Pen, si sono connessi al sentimento popolare, già perchè parliamo di sentimento, quindi di un qualcosa che non nasce da un ragionamento strutturato, ma vive e cresce da sensazioni. Coloro che contestano questo atteggiamento sono invece additati come coloro che appartengono alla famigerata casta, anche se magari sono semplici operai che hanno avuto la voglia ed il coraggio di andare oltre gli slogan ed informarsi. In un mondo dove le distanze anche con i paesi più depressi sono oramai nulle si scatena la guerra dei poveri contro i poveri. Mentre in Italia abbiamo chi continua a chiedere voti anche a Dio, siamo ancora un paese diviso a metà da un muro. Siamo fermi tra i pali come un portiere terrorizzato dal tiro che il bomber sta per scagliare. I vari branchi cresciuti per lo più in gabbie dorate negli anni 70, sommersi di rate che pagheranno in eterno, si agitano in vite svuotate e l'unica cosa che viene alla luce è che l'Italia ci ha rotto i coglioni. Ma l'ignoranza è la madre del niente e non fa altro che far rimanere tutto così com'è, ed ecco che  mi sono ritrovato a scrivere questo articolo dove se mi fermo a leggere mi rendo conto che Gramsci aveva già sviscerato a dovere tutto questo, anche se in un contesto comunicativo diverso, ma con un contesto sociale molto simile a quello attuale. Quindi se mi sforzo di superare quell'epoca e guardarlo con gli occhi di oggi mi rendo conto che descrive egregiamente lo scollamento tra dirigenti e popolo che da oltre un secolo e mezzo ci impedisce di diventare un paese normale. Ecco perchè sono convinto che abbiamo bisogno di delineare un progetto di emancipazione dei più deboli che oggi aumentano in modo esponenziale in virtù del fatto che aumentano le diseguaglianze. Dobbiamo riuscire ad elaborare un universo culturale fatto di visioni ed istituzioni, che si contrapponga a questo modo di fare che sta ammaliando le masse inebetendole e imbarbarendole con sempre maggiore forza. Ancora una volta la storia ci urla quanto sia importante la cultura che diventa condizione imprescindibile per un amancipazione sociale che sia strumento per costruire una filosofia popolare al servizio degli oppressi per raddrizzare tutte le storture che stiamo vivendo. Oggi però nessuno ha più il coraggio di lottare, siamo tutti alla ricerca della strada più breve per ottenere quello che vogliamo. Questo d'altronde ci hanno insegnato in 20 anni di bombardamento mediatico, SI PUO' FARE! basta avere gli amici giusti e frequentare i giusti salotti. Salvo poi risvegliarsi delusi e prendere consapevolezza che non è proprio così che funziona. Non a caso si sente sempre dire! (ti cercano solo quando c'è da votare) Come a dire: Però il posto di lavoro non me lo hai trovato. Non c'è più la bussola a guidarci verso la giusta direzione, perchè manchiamo di cultura, quella cultura nell'eccezzione più vasta del termine, quella cultura che non parte necessariamente dai libri, ma da un insegnamento se vogliamo contadino che ci indica cosa fare e come farlo per ottenere un buon raccolto. Adesso siamo con i nostri visi incollati alle notizie e in un mondo che ci impone una velocità INUMANA ci limitiamo a rilanciare tweet e stati facebook leggendo solo un titolo e non preoccupandoci della veridicità di un affermazione. Bhe la chiudo quì utilizzando appunto le parole di Gramsci per salutarvi.

Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.

Antonio Gramsci

Odio gli indifferenti. Credo che vivere vuol dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: "se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?" Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
Odio gli indifferenti anche perché mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

 

 

 

 

Ultima modifica ilLunedì, 23 Gennaio 2017 12:51
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