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#lottomarzo

In evidenza #lottomarzo

Dopo il breve articolo di ieri ho deciso di tornare sull'argomento festa della donna, ritengo sia importate riflettere e comprendere come sia sbagliato scadere nell'effimero proprio nel giorno in cui più forte dovrebbe essere la concretezza e l'impegno dell'universo femminile nel rivendicare diritti e dignità. Il genere umano come quello animale si riproduce per via sessuata. Questo specifica la necessaria differenza tra maschio e femmina, questa la variante fondamenale tra nella fredda definizione biologica. La nostra società sta però stravolgendo i portatori naturali di questa differenza. Ad oggi la certezza della discendenza maschile e della stabilizzazione dei nuclei familiari per assicurare la riproducibilità sociale è ancora un modello consolidato "purtroppo". Quello che non si dice più e che invece va detto è che questo modello si basa sull'asservimento del genere femminile.

Per quanto ci si voglia riempire la bocca di belle parole il genere femminile è ancora relegato sia fisicamente che ideologicamente ad una condizione di inferiorità naturale, sottoposto a violenze di ogni tipo, all'emarginazione ed al degrado sociale. Certi parametri pur con i passi in avanti che sono stati fatti rimangono duri a morire anche ai giorni nostri. Questo è confermato ad esempio dall'immobilismo di un potere che è ancora oggi esclusivo privilegio maschile nella maggior parte dei casi. Questo ha tracciato un solco che ancora oggi persiste ed ha scavato una distanza comunicativa tra i sessi, oggi ancor di più dal momento che i ruoli in un finto equipararsi di diritti e doveri hanno assunto una devianza schizzofrenica della loro collocazione all'interno della struttura sociale. E da questa consepevolezza che dovrebbe nascere l'impegno quotidiano di donne ed uomini a misurarsi per difendere le tappe necessarie ad una migliore e più giusta condizione di vita. La battaglia è si complessa ma non può essere abbandonata come oggi sta accadendo, perchè se si continua di questo passo sarà inevitabile lo svilimento della donna e verranno buttate a mare le conquiste di anni ed anni di lotte, danneggiando uno sviluppo sociale ed umano di cui tutto il mondo ha bisogno.

Ecco perchè oggi più che mai è necessaria una vera emancipazione delle donne, questo si cardine fondamentale per evitare il fardello dello sfruttamento e della violenza. Solo se l'emancipazione della donna viene perseguito con forza si potrà innescare un processo di trasformazione sociale. Se fermiamo il ruolo femminile ad una visione distorta della stessa stiamo di fatto condannando un modello di progresso che è importantissimo. Parliamo di diritti ma non ci rendiamo conto che il diritto più sacro, quello della maternità, è di fatto demolito dalle attuali politiche del lavoro e dagli atteggimaneti IMPUNITI del mondo del lavoro stesso, questo di fatto è una resistenza oggettiva che volge a relegare la donna tra le mura domestiche come a volerle rammentare la sua obbligata collocazione a madre, moglie e serva, facendo sotto intendere che la sua affermazione nel mondo del lavoro è tanto effimera quanto concretamente si realizza la sua condizione di madre. Quindi una maggiore politicizzazione delle donne attraverso una partecipazione attiva è il primo passo per una presa di coscienza dell'emancipazione femminile. Questo perchè alcun cambiamento sociale è possibile se non vi è la partecipazione della donna, questo è bene che lo teniamo a mente TUTTI. Non vi potrà essere alcuna emancipazione del genere femminile se non si trasforma l'attuale modello sociale in un modello più giusto e solidale. Il punto è proprio questo, ed è questo lo strumento con il quale opporsi al dilagare della violenza, dell'intolleranza, del razzismo di genere ed anche al razzismo occupazionale e salariale. Donne violentate, malmenate, uccise, colpite da carestia, fame e guerre, donne che cercano pace e rifugio e che cercano di ritrovare il sorriso anche di fronte all'indifferente opulenza dell'uomo che ancor oggi applica l'equazione denaro=bella figa. Donne relegate in ruoli marginali, sia che esse appartengano a paesi così detti industrializzati, sia che provengano da paesi oppressi. Donne che si trovano condannate in una vita decisa da altri, spose bambine, donne sfruttate che muoiono di fatica nei campi agricoli soggiogate dal caporalato. Donne con una vita scandita dalle esigenze della famiglia, donne in una condizione miserevole decisa da altri, donne che si trovano di certo non per loro scelta coinvolte in conflitti armati, dove è la forza e la violenza a farla da padrone e sono loro a pagare il prezzo più alto. Donne a cui è negato tutto, anche quì da noi in Italia, anche nella moderna Europa. Donne che perdono il lavoro perchè cresce la pancia, nessuna assistenza se non ridicole forme di bonus temporanei, nessun percorso concreto di reinserimento nel mondo del lavoro. Non parliamo poi degli aspetti psicologici nei quali le donne si vengono a trovare, sole, isolate e circoscritte ad una dimensione soffocante del proprio io, del proprio essere donna. Un corpo avulso dal resto del mondo il cui fine sembra essere in primis la riproduzione ed il dare piacere, poi a seguire se c'è tempo e spazio, tutto il resto. Eppure il movimento delle donne Italiane è sceso in campo nei momenti più i mportanti della nostra storia con forza e coraggio. Ha conseguito obiettivi importanti come la legge sul divorzio e la legge sull'aborto. Nonostante ciò ogni giorno leggiamo come proprio quest'ultima conquista nonostate riconosciuta dallo stato si negata sistematicamente dagli ospedali dove non c'è un medico uno che possa garantire tale diritto. E sono sempre le donne ad essere scese in piazza come operaie. Nonostante tutto questo ad oggi vi è un solo potere politico ed è per lo più gestito da uomini. Questa è la risultante che lascia intendere come vi sia un atteggiamento culturale prettamente maschilista. Se poi ci aggiungiamo che una delle principali cause di morte è quella della violenza domestica, ad opera di padri, fratelli, fidanzati, mariti, compagni, mi spiegate dove cacchio sta questa parità oltre che di genere anche di tutele?

Basti pensare alle vicende dell'Ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi per comprendere come la donna sia vista unicamente come oggetto, corpi dediti al sesso in cambio di denaro. Cioè la mercificazione economica e politica del corpo femminile che vede la donna come arredo da utilizzare per festini o per far da tappezzeria nelle varie occasioni. Il tutto mostra come il potere veda ancora la donna relegata ad una condizione miserevole, se allora questa è la considerazione della femmina come si può pensare che la politica voglia elevarla al ruolo di donna? Ed infine mettiamoci la chiesa ed il clero che solo ora con Papa Francesco da qualche vero segno di apertura, ma è innegabile come il mondo clericale agisca ancora oggi con azioni oscurantiste sul ruolo della donna nella società moderna. Esempio classico sono i tentativi di ridiscutere le legge sull'aborto e sul divorzio, ponendosi in maniera sempre più invasiva nel merito delle scelte sessuali. La chiesa insiste nel proporre un unico modello familiare ed un unico concetto del significato della vita, dove il modello di famiglia è quello dell'espressione e garanzia della natura stessa dell'amore umano che possiamo tradurre in donna schiava zitta e lava. Di fatto ammette implicitamente la sottomissione della donna all'uomo ed alla famiglia scapito di qualsiasi aspirazione con una figura sacrificale che sarebbe si questa da bruciare sul rogo.  Inoltre c'è da dire che nell'affrontare l'attuale crisi economica le donne sono tra i soggetti più colpiti e su cui ricade la mannaia sociale. Non a caso le statistiche mostrano che i soggetti più colpiti da licenziamento sono proprio le donne. Donne che di conseguenza saranno le prime a subire in famiglia come nella struttura sociale i risultati infami di quanto sta accadendo. Quindi oggi che #lottomarzo bisognerebbe prendere consapevolezza che è necessario riappropiarsi di quegli spazi di agibilità politica che solo un movimento di massa può riconquistare, creare nuovi spazi di aggregazione politica e sociale per far fronte a tutta questa intollerabile arroganza. E' compito delle donne per le donne tenere alta l'attenzione sulle tematiche dell'emancipazione femmilie, sopratutto nel nostro paese. Non parliamo poi delle donne che arrivano con i flussi migratori, dove il più delle volte ad attenderle c'è lo schiavismo della prostituzione anche in età adolescenziale. Oggi più che mai va tenuta alta la bandiera dei diritti, solo un cieco ed un sordo non comprende che siamo davanti ad un orrore giuridico che mette in atto uno sfruttamento economico e sociale delle masse immigrate funzionale agli stessi poteri della giusta accoglienza e tolleranza. Stiamo regredendo ad un livello di diritti equiparabile a quelli di 60 anni fa, antecedente alle principali conquiste sociali e civili.Eppure in quei paesi sono state tantissime le donne che nel 2011 si sono unite in proteste agli studenti ed ai lavoratori, la Libia e L'Egitto ne sono la prova. In un contesto globale come quello odierno, si inserisce a pieno titolo la lotta delle donne per la loro emancipazione, anche nelle nostre società più avanzate. Lotta che nel nostro paese non può prescindere dal coinvolgimento dell'immigrazione femminile. Lo so l'articolo è lungo ma lo avevo nel petto, ieri non volevo scriverlo ed ho optato per un qualcosa di più breve e leggero, poi ci ho ripensato e mi sono detto che l'emancipazione di un uomo non può avvenire se non esiste una totale emancipazione della donna. Quindi auguro un 8 marzo a tutti noi uomini e donne, mentre voglio sottolineare il mio sdegno più profondo a chi ne fa un giorno per vedere spogliarelli e gozzovigliare nei locali, perdendo un accasione per far sentire la propria voce, per poi lamentarsi il 9 marzo di come la donna non sia rispettata.

 
 

 

 

 

Ultima modifica ilMercoledì, 08 Marzo 2017 11:51

Santa Marinella

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