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Intercultura! Festa del Maritisor. Che cos'è?

Sempre di più nella nostra società va serpeggiando un clima di intolleranza che sta rendendo l'aria irrespirabile. Quindi ho deciso che di tanto in tanto, quando avrò tempo, pubblicherò notizie e curiosità su tradizioni e culture diverse dalla nostra. In questo modo spero di riuscire, come feci lo scorso anno in occasione del Ramadan ad interessare più persone possibili, sono convinto che solo conoscendo le altre culture possiamo comprendere che non siamo poi così lontanti. Conoscendoci possiamo tenderci le mani con più fiducia nel prossimo, perchè l'ignoranza ma sopra tutto la paura si abbatte solamente conoscendo il prossimo. Ed in questo anno non potevo che partire dalla festa del Martisor. Il Martisor è una festa che ha luogo in alcune regioni dell'est Europa. Ne parlo con cognizione di causa in quanto essendo la mia compagna Romena ho avuto modo di comprendere bene questa usanza che ha orgini antichissime e personalmente la trovo veramente bella oltre che ricca di significati e simbolismi.

Per i Romeni il primo giorno di marzo è appunto la festa del martisor, ma si festeggia anche in Moldavia, Macedonia ed anche in Grecia. Il Martisor cioè dimutivo di Marzo, mmm tipo piccolo marzo, insomma non credo ci sia una traduzione vera e propria, simboleggia la privamera, di fatto è un presente, un regalino che si confeziona con fili bianchi e rossi di cotone o seta, intrecciandoli in un cordoncino che si lega a forma di otto. A questo cordoncino viene appeso un ciondolo portafortuna, questo può assumere le forme più diverse e simboliche. La credenza vuole che chi indossa il martisor sarà fortunato e godrà di buona salute per tutto l'anno.

L'usanza ad oggi consiste nel regalare questo presente alle donne, nipoti, nonne, etc.. come augurio di buona fortuna, amore e buon inizio di primavera. In alcune zone anche gli uomini ricevono questo simbolo della natura che fiorisce. Chi lo riceve lo deve portare sul petto vicino al cuore. Questa festa è molto sentita e per l'occasione le vie delle città si riempiono di bancarelle che vendono martisor di ogni tipo di forma e colori.

Anticamente però il Martisor era fatto solo di due fili di lana, uno bianco ed uno rosso intrecciati tra loro che simboleggiavano le due stagioni principali. Il bianco dell'inverno ed il rosso dell'estate. Le donne usavano attaccare al polso od al collo dei propri figli questo martisor. Ma non solo! veniva anche legato sulle corna delle mucche e sulle porte delle stalle per proteggere il bestiame, le case, e garantirsi una buona stagione agricola.  In passato il primo marzo era l'inizio di un nuovo anno, momento in cui le persone avevano bisogno di proteggersi dagli spiriti maligni. In seguito si appese ai fili una moneta d'oro o un medaglione, come funzione protettiva. Difatti in diversi scavi archeologici sono stati trovati martisor con più di 6000 anni. Quindi un usanza antichissima che è arrivata fino ai giorni nostri. Da piccoli sassolini di torrente colorati di rosso e di bianco, a bracciali etc...ci parlano i martisor del passato.

D'altrone il colore rosso è quello del fuoco, del sangue e del sole, quindi era attribuito alla vita, quindi alla donna che DA LA VITA. Invece il colore bianco, richiama la le nuvole, la trasparenza dell'acqua ed era specifico della saggezza dell'uomo. Questi colori che ancora oggi troviamo nel martisor, esprimono il legame inseparabile di due prinicpi fondamentali. Il continuo movimento della materia, ed il ciclo della natura con tutte le sue forze vitali.  Però curiosando in rete ho scoperto che il primo di marzo non è solo la festa del martisor, ma anche di Dochia, una antica divinità che muore il primo e rivive il 9 marzo. Guarda caso equinozio di primavera nel vecchio calendario popolare. Per fare un paragone Dochia ricorda un po la grande madre terra, la potremmo tranqullamente associare a Giunone o Artemide per i Greci. La leggenda però dice che Dochia fosse una suocera cattivissima, che il primo giorno di marzo manda la nuora in montagna a raccogliere fragole. Lungo la strada la ragazza incontra un vecchio che gli da un mucchio di fragole. Nel vedere tutti quei frutti la cattiva suocera Dochia credette che fosse arrivata la primavera. Indossò le sue nove pellicce, prese le pecore e andò in montagna. Il tempo gradevole le fece togliere le pellicce una ad una. Ma il freddo e la pioggia arrivarono all'improvviso e la vecchia insieme alle sue pecore fu trasformata in ghiaccio che poi divenne roccia. Così si sarebbe formata la roccia chiamata Babele (Le vecchie) delle montagne Bucegi. La tradizione dice che il tempo pazzarello di marzo sia colpa della vecchia Dochia che scuote le sue pellicce piene di pioggia e neve. 

BUON MARTISOR A TUTTI!

 

Ultima modifica ilMartedì, 28 Febbraio 2017 15:25

Santa Marinella

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